giardino

il giardino di Itaca, un nome particolare soprattutto perché se si cita Itaca il pensiero va autonomamente a Ulisse e il suo ostico viaggio verso casa.

un ostico viaggio che oggi giorno compiamo, indipendentemente da classe sociale o occupazione, ci lanciamo volontariamente verso un viaggio in solitaria in un mondo brutale e in continua evoluzione, un mondo dove chi si ferma è perduto.

dall’antichità fino ai giorni nostri i giardini sono da sempre località che proteggono la già poca calma e tranquillità all’interno dell’inferno urbano, un’isola verde dove bambini e animali possono giocare, di fianco, una coppia che romanticamente si concede una passeggiata viene braccata da un venditore ambulante che prova a vendergli due rose, insistente fin quanto basta per non rovinare il pomeriggio alla signorina.

da sempre nei giardini vengono accettati tutti, di esempi nella storia ce ne sono tanti ma per non annoiare chi legge ne citerò solo uno.

Epicuro ( Samo, 341- Atene, 270 A.C.)

poche le testimonianze sul suo conto ma, ci viene presentato come un uomo saggio, di giudizio, fondatore della corrente filosofica che porta il suo nome, basa la sua filosofia su due fondamentali: amicizia e autocontrollo.

essendo un uomo della Grecia libera, Epicuro nelle sue classi, rigorosamente tenute all”interno di un grande giardino, permette sia alle donne che agli schiavi di partecipare attivamente, cercando di insegnare a loro gli strumenti per una vita libera e senza paure attraverso una dottrina che da una parte punta a mostrare l’infondatezza delle paure legate a motivi religiosi o tradizionali e dall’altra punta a mostrare tipologie di piacere che agevolano una vita migliore.

cosa dobbiamo pensare sugli dei? che vogliono togliere il male dal mondo e non ci riescono? oppure che possono farlo ma non vogliono?

partendo dalla concezione materialistica di Democrito, Epicuro ne nega però il determinismo e il provvidenzialismo, ovvero nega una realtà dove le divinità possono decidere del fato degli esseri umani. Essendo il male nel mondo innegabile, Epicuro elabora un sistema di domande secondo le quali le divinità o sono impotenti oppure sono malvagie, entrambe le risposte non sono compatibili con la nostra definizione di divinità. Epicuro non nega l’esistenza degli Dei ( nella nostra concezione Dio ), ma reputa che per essere definibile divinità solo ciò che non agisce e non patisce, quindi, è inutile sperare in un intervento divino per dimostrare l’ordine e un senso al mondo, Epicuro afferma che enti che si trovano all’interno di un universo parallelo dove regnano beatitudine e pace, non hanno il minimo interesse per il genere umano, disegnando cosi un universo non guidato da divinità ma bensì, dal caso, libero da ogni intelligenza esterna capace di spiegarlo.

il concetto di felicità. L’edonismo epicureo.

Negando l’intervento divino Epicuro, quasi in maniera scontata, afferma che l’uomo è libero da ogni vincolo e perfettamente conscio delle sue azioni, delle quali è direttamente responsabile, lasciandosi guidare dalla sua natura, ricercando il piacere e allontanando il dolore, facendone del primo, lo scopo nella vita. il vero piacere sta nella tranquillità data dall’atarassia ( assenza di turbamenti dell’animo) e dall’aponia (assenza dolore fisico ). dovendo essere imperturbabile per essere felice, l’uomo non deve farsi condizionare dalle pulsioni e coltivare i piaceri duraturi e necessari, dividendoli in tre tipi:

  • i piaceri naturali e necessari ( fame, sete, sonno e desiderio sessuale)
  • i piaceri non necessari ( bere e mangiare troppo) che vanno gestiti con moderazione.
  • i piaceri non naturali e non necessari ( la gloria, ricchezza, successo) che sono da evitare in quanto cause di dolore e infelicità.

il Tetrafarmaco.

essendo i timori ( legati alla religione o alla cultura) il principale antagonista della felicità, Epicuro elabora un “farmaco” che serve a curare l’animo umano tramite la filosofia; basandosi su quattro punti:

  • il timore degli dei; timore infondato in quanto Epicuro dimostra come agli dei non interessi il genere umano.
  • il timore della morte; la vita è quando la morte non c’è e la morte è quando la vita non c’è, il pensiero della cessazione del nostro essere, qualcosa di cui non potremmo mai fare esperienza, è inutile vivere facendoci condizionare da una realtà che non appartiene alla nostra esperienza.
  • il timore di non vedere soddisfatti i propri desideri; grazie alla filosofia Epicuro afferma che solo riuscendo a governare i nostri impulsi, potremmo raggiungere l’imperturbabilità.
  • il timore del dolore; per quanto un dolore possa essere forte o insopportabile, Epicuro ricorda che è temporaneo visto che, in caso di dolore incurabile incomberebbe la morte, la fine dell’essere.

se perfino Epicuro, un filosofo criticato per il suo pensiero, dai greci prima e dai cristiani dopo, ( senza fondamento) doveva, per poter insegnare in pace e tranquillità ai suoi allievi( uomini, donne e schiavi) , rinchiudersi dentro un giardino, come l’ultimo baluardo della libertà, perché noi oggi, preferiamo il grigiore della diversità?

fonte: opere del poeta latino Tito Lucrezio Caro (99-55 A.C.)

Pubblicato il
Categoria narrativa

Di massimo romano

da sempre sono cresciuto osservando tutto quello che potevo, ammirando e studiando sempre di più.

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