prof.(onda) insonnia

Vi siete mai soffermati sul fatto che il nostro corpo, ergo noi, ha, abbiamo bisogno di dormire, volendo ascoltare dottori enormemente conoscenti del corpo della questione, circa 6-8 ore a notte, pur sapendo dei loro futili ed ingannevoli consigli;

è scientificamente provato che se devi dormire almeno otto ore e la mattina hai un appuntamento importante, vorresti arrivarci bello, fresco e profumato, ma la fatina non è ancora arrivata, i sogni non prendono forma.

Sono le due di notte.

A questo punto hai, abbiamo due scelte:

fare notte bianca o fare come Biancaneve nella teca di cristallo.

La prima può sembrare una passeggiata e per alcuni lo è, ma la sua pericolosità non sono l’assenza di sonno e le ripetute sessioni di yoga per trovare, alle tre, una posizione comoda.

No. sono la noia, il silenzio ed il buio;

combattere i primi due punti non è complicato: cellulare, cuffiette, musica, fatto. Aspettate un paio d’ore, vediamo come stanno orecchie ed occhi, stacchiamo le cuffie ed il silenzio ci porta nelle profondità della notte con i suoi tipici rumori di ladri che sfasciano la casa del vicino a fianco ( -perché da noi non c’è nulla-) e di un paio di rane (cicale, in base al loco), portandoci dunque dal farci distaccare i nostri ormai disastrati occhi dallo schermo del telefono con, ovviamente, la luminosità al massimo.

Il buio, dal sorgere del tempo, è simbolo di pericolo, pericolo per l’uomo (specialmente per la stupidità del maschio).

Nell’esatto momento in cui si distrae lo sguardo dallo schermo, le tenebre accerchiano le nostre pupille non facendoci capire nulla, portandoci a dover abbassare la luminosità.

Conseguenza: non vedo una minchia. alziamo la luminosità, brucia, blocchiamo lo schermo.

Buonanotte.

Secondo metodo (ottimale se intorno alle 00.30): hai, abbiamo cominciato a prendere sonno, impostiamo la sveglia (del cellulare) per le 5.50.

-Domani: giornata importante. Devo fare bella impressione, non posso svegliarmi tardi.

00.54.

Per le 01.25 ti addormenti.

Suona la sveglia, la reimposti fra cinque minuti.

(cinque minuti dopo).

Suona la sveglia. Ripetere.

In piedi.

Bagno.

Primo bisogno, ovviamente non guardi l’ora, denti, ora ci si può vestire.

Elegante ma non troppo, casual, no, troppo, allora si opta per il solito, camicia, maglione, pantalone e via, ancora non hai, abbiamo visto l’ora.

L’appuntamento è alle 8.15, se esco alle 7.30 ho tempo per il caffè (penso), finalmente guardi l’ora.

7.45.

Palesemente stupito dal fatto che sia possibile spendere tutto quel tempo non facendo assolutamente nulla a parte, restare in vita.

Ti lanci fuori casa.

Non hai le chiavi dell’auto, non hai un’auto, non hai la patente;

corri, no, sudo, autobus, sudi.

Primo autobus.

8.20.

Arrivi al luogo dell’appuntamento, sudato e con l’umore tutt’altro che positivo.

In fretta e furia entri nel palazzo e di corsa ti proietti nell’ascensore che si sta chiudendo (ovviamente), all’interno altre persone che scendono prima di te, esci dall’ascensore e sulla tua sinistra un’elegante scala che rispecchia l’età dell’edificio, dopo un paio di metri percorsi costeggiando l’immensità dell’infinito Sali scendi che è la vita, alla fine del tappetino che ci accompagna dall’uscita dell’ascensore, una porta di legno, nero.

Bussi alla porta dell’ufficio.

8.38.

Il tuo superiore ci accoglie bene, infastidito del ritardo? Non più di tanto, la puzza di sudore del vicino sull’autobus dite? Diciamo che il capo ha un po’ la puzza sotto i baffi. No, ad infastidirlo è il fatto che siamo entrati proprio mentre si faceva la segretaria, la tua.

Passi tutta la giornata in ufficio a sentire il tuo capo, che, ormai, gli hai, abbiamo fatto girare le palle, urlarti dietro tutto il giorno.

– salto di qualità rinviato?

Non so, vedremo.

16.30.

Stacchi da lavoro.

Stessa domanda dell’andata, camminiamo o autobus, sono stanco.

Primo autobus.

17.50.

Ritarda, giochi al telefono nell’attesa, mandi qualche messaggio e cerchi di capire cosa farai per questa sera, se uscire o restare a casa, optiamo per una pizza a domicilio.

17.50.

Prendiamo il bus.

18.50.

A casa.

Un’ora dopo, ha bucato.

19.25. doccia.

20.00.

Arriva la pizza.

Paghi, dai una cinquanta centesimi, un euro di mancia, mangi e decidi di vederti un film per poi andare a dormire.

22.45 finito il film.

23.00.

Pronto a dormire, raggomitolato sotto le coperte in posizione fetale, al caldo, al sicuro, sei, rilassato, pronto per lasciarti andare, chiudi gli occhi.

Benvenuta insonnia.

Pubblicato il
Categoria narrativa

Di massimo romano

da sempre sono cresciuto osservando tutto quello che potevo, ammirando e studiando sempre di più.

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