caffè?

La mattina è giovane, l’aria leggera e umida mi scivola addosso, cammino, è ancora molto presto e il mondo non si è ancora svegliato, lungo la strada che attraverso tutte le mattine però, un qualcosa di diverso attira la mia attenzione, una canzone, delicata ed elegante, mi guida verso la fonte. Una volta arrivato, essendo un maniaco dell’orario, guardo il quadrante del mio orologio e noto che non solo è presto, ma le persone che si trovano all’interno del locale hanno il mio stesso umore, sereno non rilassato, con gli occhi aperti ma non ancora svegli, educati non gentili. Osservandoli lavorare a quell’orario ho notato due cose, la prima, alle persone non importa a che ora ti sei svegliato per andare a prepare la loro colazione. La seconda, tu, dietro il bancone, non sei altro che l’estensione della macchina che eroga il caffè. Ordino il mio caffè, aspetto quel minuto che sia pronto, ringrazio e mi accomodo, sul mio tavolino due riviste, come nella sala d’attesa del medico, non interessato, le sposto su un altro tavolo, chissà, magari all’adorabile signora che urla al barista potrebbero interessare, più tempo passo seduto a guardarmi intorno più mi viene in mente George Orwell e la sua frase su chi lavora all’interno della caffetteria, la base della piramide sociale, perchè onestamente, a chi importa dei baristi?

Il mio pensiero non è molto lontano da quello di uno dei miei scrittori preferiti, la caffetteria è il piatto dal quale tutti prendono ma allo stesso tempo ne sputano gli avanzi con fare lamentoso. Un lavoro è un lavoro, ma allora perchè chi lavora in questi ambienti non viene trattato da lavoratore?

Io sono ancora lì, non mi sono mosso dal mio tavolino, un cliente si sta lamentando con il barista perchè nel suo cappuccino senza schiuma, un pò dal bricco ne è caduta, osservando solo una ventina di minuti di lavoro al bar e una domanda mi assale: “ma chi è cos’ matto per lavorare al bar?”, a quanto pare tante persone.

Lavorare al bar non è come lavorare in ufficio, si, è molto faticoso e fa quasi perdere la concezione di essere un essere umano eppure, le cose sopra descritte non sono altro che la superficie di questo massacrante e magnifico lavoro, tralasciando le relazioni con i clienti, vi siete mai chiesti cosa orbita dietro a un semplice caffè? quante persone meravigliose, trasformate in automi, ogni giorno si alzano una, due anche tre ore prima, per portare sul bancone un semplicissimo caffè, mostrandolo e lodandolo davanti a un pubblico a cui, non importa chi lo ha preparato.

E’ l’ignoranza di questo mestiere che porta il pubblico a comportarsi in maniera animalesca, ma attenzione, a differenza di quello che possa sembrare, al di là del bancone non ci sono macchine ma bensì persone e mentre bevo il mio caffè, ormai gelido, penso:

” a volte basta un per favore per migliorare la giornata”.

Di massimo romano

da sempre sono cresciuto osservando tutto quello che potevo, ammirando e studiando sempre di più.

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