Il pescatore e il pesce

Uno sopra, uno sotto, entrambi forse, a conoscenza della presenza dell’altro, una sfida a chi pazienta più a lungo, chi vince, mangia.

E’ mattina, le onde si infrangono sulla sabbia e ne riflettono quel giallastro, il sole, timido, si appresta lentamente a svegliarsi, tra il suono delle onde e il canticchiare del vento, si distingue un terzo rumore. In lontananza, un uomo, probabilmente sulla sessantina, avanza faticosamente affondando gli stivali nelle dune, capelli e barba, entrambi, non ancora del tutto bianchi, viaggiano disordinatamente seguendo la corrente, il viso, abbronzato e pieno di rughe, mette in risalto gli occhi, azzurri e accesi; sa già dove posizionarsi, sa già quali sono i punti migliori, nel mentre, canticchia un motivetto che lo portano a sorridere sotto i baffi. Passo dopo passo, onda dopo onda, il tonfo dello zaino sulla roccia, interrompe il momentaneo silenzio.

-vediamo cosa riusciamo a fare-

sussurra, prendendo man mano ciò di cui ha bisogno.

Nel prepararsi, rifiuta la fretta, si prende i suoi tempi per fare ogni minima sistemazione, non vuole commettere errori ma, soprattutto, non vorrebbe perdere la sua cara attrezzatura. Sistemato tutto a norma, si accomoda sulla sua vecchia sedia, può cominciare il gioco.

Il tempo passa, il sole si alza minuto dopo minuto, aumenta il rumore, le onde crescono, infrangendosi sulle rocce, turno dopo turno, pazienta, dall’altro lato, poco sotto la superficie, il tonfo di un galleggiante ha attirato e incuriosito un pesce che, dopo avergli girato intorno per un paio di minuti, fuoriescì dal velo per tentare di afferrarlo, avventandosi sulla parte alta. Fallendo e ignorando cosa fosse, decise di nuotare verso lidi più tranquilli, durante il tragitto, tra una caccia agli insetti e l’altra, ne notò molti altri, evitandoli, il movimento della coda provoca piccole onde che fanno fare su e giù ai tanti galleggianti, dando la grigia illusione che qualcosa abbia abboccato, con un movimento deciso, scese in profondità, luce e temperature, si affievoliscono metro dopo metro, ciò lo fece sentire al sicuro e a casa ma, più sprofondava, più notò di essere però, da solo. L’oscurità lo avvolse, continuò indifferente la sua ricerca di cibo, quando, in lontananza, un qualcosa di luminoso, smosse le acque, attirando la sua attenzione, attratto, si avvicinò.

Le onde, infrangendosi sui grossi scogli, bagnano il pescatore che ormai, è appostato lì da almeno un paio d’ore ma, fortunatamente il sole è alto e forte e nell’attesa, tra una sigaretta e un bicchiere di vino, richiama lentamente e pazientemente l’esca, conosce il mare, ci ha vissuto per tutta la sua vita, si fida del mare e sa che, la sua attesa non sarà solo acqua e sole, richiama e rilancia, fin quando, BLOP.

Attratto dalla pallina luminescente, una volta avvicinatosi, vicino abbastanza per osservarlo, dopo avergli girato intorno, esattamente come con il galleggiante, ci si avventò con l’intento di nutrirsi.

Il pescatore, istintivamente, tirò, il pesce scivolò nella direzione opposta, la sfida cominciò, il pescatore è più forte ma, il pesce è pesante, da gioco di pazienta a gioco di equilibri, sentendosi tirare, il pesce si dimenò nel tentativo di fuggire, il pescatore, vedendo il pesce fuoriuscire dall’acqua, teneva in una mano la canna e nell’altra, il retino, sapeva che una volta là dentro, la sfida sarebbe conclusa. Il pesce, comprendendo la sua situazione, si dimenò ancora di più, invano, la rete lo avvolse e lo sollevò, sbattendolo con forza su un masso, la carenza d’acqua, secondo dopo secondo, ridimensionarono le sue speranze. Il pescatore, lo osservò attraverso la rete, la aprì e lo afferrò, gli tolse l’amo dalla bocca che boccheggiando, cercava istintivamente l’acqua, fermo tra le mani e uno scoglio, il pescatore perse un minuto buono per osservarlo meglio.

-tutto questo tempo per te-

lo sollevò dallo scoglio e gentilmente, lo riconsegnò al mare.

Di massimo romano

da sempre sono cresciuto osservando tutto quello che potevo, ammirando e studiando sempre di più.

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